Il Far West della ricerca: repressione e scienze sociali

Un anno è passato da quando è esploso il caso di Regeni. Circa sei mesi da quando è esplosa la faccenda della laureanda di Ca’ Foscari che stava lavorando sui NoTav.

Ci sono stati alcuni appuntamenti nel mentre: una giornata iniziale che collegava l’Egitto alla Val di Susa, tenuta a Venezia lo scorso settembre; la Giornata di studio per la tutela della libertà di ricerca e dell’etnografia di Modena del primo ottobre; la due giorni bolognese sull’università neoliberale pochi giorni dopo.

Non crediamo che la ricerca universitaria debba godere di uno statuto eccezionale, che le debba essere concesso di superare i confini che vengono posti alla libera espressione di un “qualsiasi” cittadino: crediamo che siano proprio questi confini che devono cadere. La ricerca sotto il fuoco incrociato delle magistrature e dei servizi segreti (fatte le debite proporzioni, ovviamente) non è poi così diversa dalla cittadinanza, sotto l’attacco delle stesse forze. Rivendicando la nostra libertà a fare ricerca sui temi che vogliamo, nelle forme metodologiche che vogliamo, stiamo anche rivendicando il nostro diritto di cittadini al dissenso, alla critica, alla protesta.

Come Opificio pensiamo che sia utile continuare a parlare di questi temi, cercando di portarli anche in una città come Firenze che negli ultimi anni ha visto un’intensa opera di restrizione degli spazi pubblici in cui si possano esprimere voci critiche e contestatorie.

Intervengono:
Francesca Coin
Sheyla Moroni
Carlotta Caciagli

Modera:
Vittorio Mete