Back from the field #1

In Analisi, Etnografia di Opificio SociologicoLeave a Comment

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Intro (o del dramma del ritorno a casa)

Il ritorno dal campo è sempre complesso, perché di solito è in concomitanza con la fine della giornata e (si spera) con la fine dei lavori. Invece te ne torni al tuo nido in cerca di tranquillità solo per trovare altro lavoro da fare. Altre note da buttare giù e altre parole da scrivere.
Ricordo la mia prima esperienza etnografica. Gettati come “pecore in mezzo ai lupi” (Matteo 10:16-20) 1 Un incredibile spaccato etnografico ce lo regala Matteo:
“Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
E guardatevi dagli uomini; perché vi metteranno in man de’ tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete menati davanti a governatori e re per cagion mia, per servir di testimonianza dinanzi a loro ed ai Gentili. Ma quando vi metteranno nelle loro mani, non siate in ansietà del come parlerete o di quel che avrete a dire; perché in quell’ora stessa vi sarà dato ciò che avrete a dire. Poiché non siete voi che parlate, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.”
Sull’importanza della Bibbia nella ricerca sociale, cfr 10 modi ingegnosi
ci siamo ritrovati io e il buon Nicolò da Firenze (sulla cui storia un giorno ci fermeremo) in un vortice di interviste improvvisate, di note scritte ovunque, di notti insonni e di procioni in cucina che divorano torte (don’t ask).
Di quei giorni ricordo soprattutto l’ansia dettata dal dover fare il diario di campo notturno, che sarebbe successivamente stato inviato al quartier generale. Oggi come allora rivivo quell’ansia da scrittura, da rilettura degli appunti indecifrabili. Però, dato che il dramma del foglio bianco va sconfitto, ho deciso di provare comunque a scrivere.

Movimenti, studenti e repressione

Lo strike team per questa prima seconda terza uscita opificiale è composto da me, Chiara e Costanza.

PANDA

La giornata di oggi ci ha visti impegnati in una osservazione preliminare all’interno del progetto Clash City Network.
In questa giornata campale abbiamo partecipato ad un’assemblea indetta da diversi collettivi fiorentini. Il tema dell’incontro, chi ha partecipato e cosa è stato detto non sono propriamente gli argomenti che intendiamo affrontare. Pensiamo che il nostro non debba essere un lavoro giornalistico ma di indagine sui significati dei movimenti e sulla rete di solidarietà che si formano quando questi movimenti vanno incontro a forme di repressione più o meno marcate.
Risulta difficile non rapportare la loro esperienza al vissuto di chi, come noi, ha vissuto situazioni simili negli anni passati. In queste occasioni, pochi anni possono fare la differenza e rischiano di relegare la propria esperienza all’interno di un movimento in una visione “mistica” e stereotipata2Come già detto, raffrontare esperienze simili tra di loro inserendole nel solito frame di interpretazione può portare ad aberrazioni cognitive importanti..

CONNIE

Per quanto mi riguarda, si può parlare anche nel mio caso di ansia del foglio bianco, associata però non ad un ritorno sul campo, ma piuttosto ad una “prima volta ” sul campo. Richiamando Park, la prima volta che mi sono leggermente sporcata i pantaloni in una semplice stanza del chiostro di Sant’Apollonia: “Andate a sedervi negli atri di alberghi di lusso e sui gradini delle pensioni di infimo ordine; sedetevi sui sofà della Gold Coast o nei giacigli dei bassifondi; sedetevi nell’Orchestra Hall e nel Star and Garter Burlesque. Insomma, signori, andate a sporcarvi il fondo dei pantaloni in mezzo alla ricerca vera”. Ovviamente, ne è valsa decisamente la pena. Trattandosi di una riunione di collettivi studenteschi, e quindi un ambiente giovanile, con un clima disteso, non mi sono sentita completamente un pesce fuori d’acqua. Allo stesso tempo, però, non ho potuto fare a meno di provare un po’ d’ansia e di notare quante cose siano cambiate nel corso di cinque anni in materia di scuola, occupazione e autogestione. Bene, l’assemblea inizia! Sono passati tre mesi dalle occupazioni e dall’intervento della polizia ma nell’aria c’è sempre grande fervore riguardo a cosa è successo.  Fervore che però rimane sempre all’interno di un frame organizzativo. I fatti, inoltre, vengono raccontati in modo più attendibile possibile (dando la parola, ad esempio, a chi ha vissuto l’occupazione e ha avuto a che fare con gli agenti di polizia). Facendo riferimento al mio bagaglio personale, ricordando le due occupazioni a cui ho partecipato al liceo, posso dire che questo mi abbia aiutato fino ad un certo punto a capire le dinamiche di questi movimenti collettivi. Mi ha aiutato perché, inevitabilmente, parole come “autogestione”, “blocco della didattica”, “votazione” mi fanno subito ricordare quel sabato mattina di ottobre del 2008 nel cortile della scuola sommerso da studenti a sedere per terra, dove una semplice assemblea d’istituto  si trasformò, in seguito ad un “chi è favorevole al blocco della didattica si alzi in piedi”, in una vera e propria occupazione. Dall’altro lato però questo bagaglio personale è incompleto perché nessuna delle due volte si è conclusa con l’intervento della polizia o con denunce a carico di studenti. Ho cercato, però, di sfruttare questa mia “mancanza” come costrizione per non dare nulla per scontato.  È soprattutto facendo riferimento a questi eventi che si nota la grande solidarietà che  lega gli studenti,  provando proprio ad immedesimarsi  con chi di loro (preoccupandosi in primis proprio dei ragazzi minorenni) si è visto arrivare a casa una denuncia oppure direttamente agenti della polizia.

PANDA

Nel corso dell’assemblea sono stati tirati fuori, in più di una occasione, episodi del passato recente.
Sentir parlare dell’Onda3Per una documentazione fotografica accurata rivolgersi a Google oppure alla DIGOS (che salutiamo sempre calorosamente) come di una cosa di un passato lontano, fatta da persone e facce sbiadite nel tempo, devo dire che mi ha fatto una certa impressione. I fatti del periodo di proteste iniziato nel 2008 meriterebbero una narrazione più completa rispetto a due righe su un blog. Ma questo passa il convento. Studiare i movimenti sociali, le forme aggregative e i modi con cui mutano i modi di fare alleanze non è un pretesto per andare alla ricerca del tempo perduto4All’odore delle madeleines si sostituisce quello della birra rancida, del caffè della macchinetta e della frustrazione Non si tratta (non solo) di sentirsi improvvisamente vecchio, ma anche di venire a patti con il fatto di essere cambiati, di aver fatto il nostro tempi (sigh) e che i frame di interpretazione dei movimenti sociali necessiterebbero di una bella ricalibrata. Ciò che colpisce, rispetto alla mia esperienza passata, è vedere la formazione e il mantenimento di un “network” solidale più efficace e presente rispetto a come sono stato abituato a vederlo. La solidarietà è sentita, percepita e fatta vedere in maniera esplicita.

CONNIE

Solidarietà che non resta “campata per aria” ma che punta subito a concretizzarsi con la creazione di una “cassa di repressione” per sostenere economicamente gli imputati e con l’aiuto dei principali social media, più precisamente con la creazione di alcuni video.  Ed è qui che sembrano davvero passati secoli dai “miei tempi”, dove la pubblicazione e la distribuzione del buon volantino ci facevano sentire dei veri  e propri professionisti. Tramite queste mosse, comunque, sembra crearsi un fronte  progettato  e strutturato, con cui si cerca di affrontare i provvedimenti che sono stati presi dalla varie istituzioni.  I racconti di questi fatti lasciano spazio anche all’ironia, che pare unire ancora di più i rappresentanti dei collettivi. Ironia in merito allo svolgimento di alcuni interrogatori da parte della polizia ai ragazzi, delle reti organizzative e comunicative create dai professori per l’identificazione di alcuni possibili partecipanti influenti al movimento (chi ha il “privilegio” di far parte della leadership e chi no, in pratica)  ed, infine, riguardo proprio allo svolgimento dell’assemblea attuale e al verificarsi di piccoli “screzi” tra gli aderenti.  Infine, la componente emotiva dell’incontro non passa sotto occhio: dall’entusiasmo di quel giorno, alla delusione nei confronti del personale docente, alla rabbia nei confronti della preside.

max weber

Outro (o del dramma di rimettere insieme i pezzi)

Scrivere di un progetto in fieri è difficile. Scrivere di un fenomeno che si sta evolvendo è molto difficile. Pensare di scrivere di tutto questo e rimanere assolutamente obbiettivo è quasi impossibile. Non per questo ci arrendiamo e proveremo comunque a tenere questo “diario di campo5Erika Cellini L’osservazione nelle scienze umane. 2008, Franco Angeli” un po’ improprio. Cercheremo di non mettere troppo materiale utilizzato in Clash City Network e daremo più spazio (per quanto possibile) alla componente emotiva, storica e “impressionista” dei nostri appunti, considerata da noi ugualmente importante. Ci sentiamo avalutativi, ma sentiamo anche il dovere di raccontare il conflitto, lo scontro e la lotta per l’imposizione di una narrazione egemone, senza appiattire le parti in una irrealistica equità di consenso e potere.

Nella prossima puntata di Back from the field

isa occupato
  • Porte in faccia, interviste occupate e passaggi nei boschi. La nostra esperienza all’ISA occupato (si ringrazia il Collettivo per la disponibilità)
Opificio Sociologico
Nato dalla volontà di alcuni studenti e ricercatori indipendenti di trovare un modo per sopravvivere ad un mondo che ci considera inutili, l’Opificio si rende presto indipendente e sviluppa una propria intelligenza.

Note   [ + ]

1. Un incredibile spaccato etnografico ce lo regala Matteo:
“Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
E guardatevi dagli uomini; perché vi metteranno in man de’ tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete menati davanti a governatori e re per cagion mia, per servir di testimonianza dinanzi a loro ed ai Gentili. Ma quando vi metteranno nelle loro mani, non siate in ansietà del come parlerete o di quel che avrete a dire; perché in quell’ora stessa vi sarà dato ciò che avrete a dire. Poiché non siete voi che parlate, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.”
Sull’importanza della Bibbia nella ricerca sociale, cfr 10 modi ingegnosi
2. Come già detto, raffrontare esperienze simili tra di loro inserendole nel solito frame di interpretazione può portare ad aberrazioni cognitive importanti.
3. Per una documentazione fotografica accurata rivolgersi a Google oppure alla DIGOS (che salutiamo sempre calorosamente)
4. All’odore delle madeleines si sostituisce quello della birra rancida, del caffè della macchinetta e della frustrazione
5. Erika Cellini L’osservazione nelle scienze umane. 2008, Franco Angeli