(Auto)Etnografia di un pendolare moderno pt. I

Sento quella familiare sensazione (un mix tra il risentimento, la paura e la nausea) che solo chi è costretto a fare quotidianamente il solito percorso conosce.
Sono in treno. L’orario è sempre quello, il viaggio è sempre quello. Le facce sono sempre quelle. Anche gli odori sono i soliti. Mi ritrovo,  mio malgrado, a dover tornare a fare il pendolare dopo aver assaporato la libertà di avere un mezzo proprio. Ricomincia la giostra fatta da (in ordine sparso):

– ritardi
– coincidenze perse
– treni piombati per i pendolari
– compagni di viaggio che ti fanno rivalutare le teorie lombrosiane
– generiche urla (bambini, adolescenti esaltati, passeggeri ubriachi e/o infuriati, altro)
– discussioni da bar sulla società, la politica e la religione
– discussioni in generale

Nel vano tentativo di sopravvivere a tutto questo, ho deciso di iniziare un percorso di autoetnografia del pendolare moderno, con la speranza che questo abbia l’effetto dello xanax., in modo da non rischiare di emulare “Bill” Foster.