A.A.A. CERCASI CABINA ARMADIO PER SUPEREROE DISPERATO

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Il 16 giugno del 2015 magari nelle vostre vite non è accaduto nulla di sconvolgente e sinceramente, nemmeno nelle nostre. Tuttavia questa data è stata esposta per un po’ di tempo alla nostra vista, o per meglio dire, svista su ogni cabina telefonica presente nelle varie città d’Italia. Chi ultimamente le aveva mai viste come un oggetto utilizzabile, non ci ha fatto caso e ha proseguito per la sua strada ma, a differenza nostra, ci sono state persone che hanno scritto (come invitava a fare l’avviso stresso della rimozione) mail all’AGICOM per spiegare perché le cabine telefoniche sarebbero dovute rimanere attive. Quell’avviso di garanzia, in qualche modo, aveva risvegliato le coscienze sopite di chi, per un periodo della sua vita, prima che i cellulari prendessero il sopravvento, le aveva usate ed erano state fondamentali per tenere i contatti.

A un anno quasi di distanza abbiamo fatto un giro per la città di Firenze per capire un po’ se queste cabine erano effettivamente state rimosse. Nonostante la pioggia acida e il caldo tropicale di un comune Aprile Fiorentino abbiamo deciso di uscire sulla strada come delle vere sociologhe da combattimento e dopo un caffè al bar dove abbiamo cercato di fare una mappa della città per capire come muoverci, ah sì, non ci sappiamo ancora orientare a casa nostra ma è tutto normale. Uscite dal bar, troviamo la nostra prima cabina. In realtà, una semplice postazione senza la coreografica componente parallelepipeda. Ci siamo avvicinate con circospezione sotto lo sguardo indagatore degli astanti e abbiamo preso la cornetta pentendoci subito di non aver portato un guanto per effettuare gli esperimenti. Decidiamo di introdurre del denaro e provare a chiamare un nostro opificiante 1Termine coniato appositamente per definire un membro del Piccolo Opificio Sociologico. L’operazione non va subito in porto. Dapprima la difficoltà uditiva è stata prominente. Ma chi se lo avvicina quel coso alla faccia? Chiaramente nessuno. Così con la cornetta a dieci cm dall’orecchio cerchiamo di capire se stava squillando. Capiamo che funzionava dal suo “ma chi cazzo è?”. Da signore quali siamo, decidiamo di ridere come delle dodicenni e riattaccare. Appurato il suo funzionamento, decidiamo di sfruttare anche l’opzione sms, più contemporanea e introducendo altro denaro nel telefono digitiamo un banalissimo “morirai tra 7 giorni” inviandolo allo stesso di cui sopra. Decidiamo di spostarci e cercare altre cabine. Tutte quelle che troviamo nel centro storico sono dello stesso modello, nessuno spogliatoio per Superman, accidenti! Ne testiamo un’altra. Stessa storia, nuova cabina, nuovo bar. Eppure stavolta c’è qualcosa che non va. Il telefono è capriccioso, ingoia i nostri centesimi e poi non ci dà neppure il tempo di pensare che via, nuova operazione. Ritentiamo. Nuovo messaggio per il nostro amico, ma ehi, ancora niente. Ci spostiamo in una zona diversa con la speranza nel cuore ma ancora una volta la nostra impresa di metterci in contatto col mondo fallisce. In un impeto di rabbia prendiamo a picchiare il telefono col la sua stessa cornetta e poi, non soddisfatte lanciamo un messaggio alla Telecom lasciando la suddetta cornetta appesa. Il nostro esperimento sul campo si conclude con questa immagine di indefinibile bellezza.

(Atto di protesta delle due autrici)

Veniamo alle considerazioni sociologiche. Perché la nostra attenzione è stata colta da un signore anziano che stava usando la cabina telefonica per fare una chiamata?  Schütz direbbe che è venuta meno la sospensione del dubbio. In altri termini, viene aperta la strada al dubbio che la realtà  possa essere diversa da come appare nella nostra mente. Ormai ad ognuno sembra normale avere un cellulare e, soprattutto che anche tutti gli altri lo abbiano. Il fatto che qualcuno sia andato intenzionalmente presso una cabina telefonica per fare una telefonata, procurandosi una scheda telefonica o delle monete invece di usare il cellulare, può sembrarci una cosa fuori dal comune. La routine che normalmente è  interrotta e modificata dall’irruzione del diverso, dal nuovo  e dalle opportunità  offerte dallo sviluppo tecnologico, questa volta sembra essere alterata da qualcosa che conosciamo già, che associamo al passato più che al futuro.

Vi siete domandati quando, come e perché è  nata la cabina telefonica?

Sembra che la creazione di un telefono fruibile sulla strada, sotto forma di apparecchio pubblico disponibile a tutti sia da attribuire ad un certo William Grey2http://archiviostorico.telecomitalia.com/italia-al-telefono-oltre/l%E2%80%99apparecchio-a-prepagamento abitante della cittadina statunitense di Hartford. Si racconta, infatti, che egli avesse urgentemente bisogno di  chiamare un dottore, a  causa della moglie gravemente malata. Solo dopo tanti vani tentativi riuscì a convincere i lavoratori di una fabbrica a fargli usare il telefono. Fu così che il signor Grey pensò che fosse arrivato il momento di creare un apparecchio a pagamento adoperabile  da tutti coloro  che ne avessero avuto bisogno. Detto fatto, nel  1889 fu installato, sempre ad Hartford, il primo apparecchio pubblico. 3In Italia, l’installazione della prima cabina telefonica pubblica, risale al 10 febbraio 1952 in Piazza San Babila a Milano. Durante gli anni settanta del XX secolo le cabine telefoniche diventarono consuete nel paesaggio urbano italianoQuindi, quando si parla di innovazione, si ricorre al concetto di creatività, definita come la capacità, individuale o di gruppo, di sviluppare soluzioni originali che possono risultare utili o influenti. La cabina telefonica è stata considerata innovativa perché riconosciuta come socialmente valida da una comunità di riferimento per non parlare dell’utilità, come detto sopra, che la cabina ha avuto per Clark Kent.

La creatività, quindi, non è solo una capacità associata ad un individuo, ma un’abilità  che si sviluppa in un contesto sociale. Ciò è possibile notarlo anche in riferimento della scheda telefonica,  che cominciò ad essere sperimentata in Italia nel 1976. Il grande successo arrivò, poi, negli anni Novanta con la diffusione della carta “orizzontale”  la cui caratteristica era quella di poter essere utilizzata più volte, dal momento che questa veniva restituita dall’apparecchio a credito esaurito, cominciò ad avere un notevole successo anche come veicolo di messaggi pubblicitari, sociali e culturali [nota: Le prime schede illustrate sono le cosiddette turistiche, prodotte dalla Technicard System, che raffiguravano monumenti e paesaggi di ogni regione d’Italia le cui immagini erano state scelte direttamente dai vari Assessorati al Turismo]  diventando un vero e proprio oggetto di scambio per i collezionisti. Il collezionismo, si presta a diventare un tentativo di dominazione del tempo. Ipoteticamente, catalogando non solo gli oggetti si ritaglia uno spazio importante anche per anche per la memoria. L’aspetto materiale, in breve, sembra dipendere da quello immateriale. Richiamando Latour 4Latour B., (1992), Dove sono le masse mancanti? Sociologia di alcuni oggetti di uso comune, in Mattozzi A., (a cura di), “Il senso degli oggetti tecnici”, Meltemi, Roma, 2006, pp.81-124  gli artefatti (come la scheda telefonica)  sono portatori di significati definiti, che contribuiscono alla costruzione sociale della realtà. La scheda telefonica diventa uno strumento non solo per chiamare altre persone, ma anche per incontrarle e stringere con loro dei rapporti. Anche con il cellulare è possibile chiamare, anzi questo diventa proprio più facile, immediato e alla nostra portata. Diventa possibile il hic et nunc. Viene usato per chiamare, mandare messaggi, email, finendo però quasi per diventare l’unico dispositivo di organizzazione delle nostre attività.

Consequenzialmente, quando si parla di innovazione non si può non richiamare la tradizione. Questo è quello che è successo a Suvicchio, un piccolo paese sull’isola d’Ischia, che si è prodigato per non fare disattivare la tanto amata cabina telefonica, proprio nel momento in cui la soppressione di questa è stata percepita dagli abitanti come una minaccia per la comunità: “Quella cabina telefonica, l’unica sopravvissuta alla tecnologia, non è soltanto un’icona, un vero e proprio simbolo, spiega il consigliere comunale, oltretutto può ancora tornare utile, assolvendo la sua funzione[…]. E i numeri di emergenza sono gratuiti: così, la postazione può essere molto utile soprattutto per chi non abbia con sé il cellulare” 5 http://napoli.repubblica.it/cronaca/2016/02/01/news/la_battaglia_romantica_di_ischia_salva_l_ultima_cabina_telefonica-132472847/.
Se tra una cinquantina di anni dovesse risultare strano, camminando per la strada, che qualcuno tiri fuori dalla tasca il proprio cellulare per fare una chiamata, non vi preoccupate, scriveremo un articolo anche su quello!

Note   [ + ]

1. Termine coniato appositamente per definire un membro del Piccolo Opificio Sociologico
2. http://archiviostorico.telecomitalia.com/italia-al-telefono-oltre/l%E2%80%99apparecchio-a-prepagamento
3. In Italia, l’installazione della prima cabina telefonica pubblica, risale al 10 febbraio 1952 in Piazza San Babila a Milano. Durante gli anni settanta del XX secolo le cabine telefoniche diventarono consuete nel paesaggio urbano italiano
4. Latour B., (1992), Dove sono le masse mancanti? Sociologia di alcuni oggetti di uso comune, in Mattozzi A., (a cura di), “Il senso degli oggetti tecnici”, Meltemi, Roma, 2006, pp.81-124
5.  http://napoli.repubblica.it/cronaca/2016/02/01/news/la_battaglia_romantica_di_ischia_salva_l_ultima_cabina_telefonica-132472847/

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