C’era una volta il cervello e dico c’era perché ora non c’è più

In Analisi di Raffaella MaiulloLeave a Comment

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Un tempo, non tanto tempo fa, prima di scegliere la sociologia come ratio vitae studiavo per diventare una giornalista. Quando studiavo per diventare giornalista e qualcuno mi chiedeva di scrivere qualcosa venivo assalita da un senso di dovere e di precisione maniacale. Così finiva che per parlare di una storia impiegassi ore ed ore a leggere tutto lo scibile, cercavo le fonti e poi le fonti delle fonti, e se non ero sicura delle fonti delle fonti alzavo la cornetta e chiamavo e chiedevo e prendevo altri numeri. Scrivevo delle cose lunghissime, dettagliate, e talvolta, nonostante tutto, sbagliate. Perché vi sto dicendo tutto questo? Perché qualche giorno fa è accaduto un fatto molto spiacevole. Talmente tanto spiacevole per che spiegarvi a chi o cosa mi sto riferendo sono costretta a inventarmi dei personaggi, come fosse una favola, perché ora come ora, sarebbe veramente difficile dirvi i loro nomi e aspettarmi che voi non ne abbiate già letto o che leggendo me, ne siate influenzati di rimando.

C’era una volta in un Paese che sembrava una scarpa, un signore che lavorava con le parole. Molti altri facevano quel mestiere e non era facile per nessuno perché in quel lavoro là, con la storia delle parole come lavoro era un casino, perché alla fine parlavano tutti, anche quelli che non lo facevano di mestiere. Ad alta voce, a bassa voce, sillabando, apostrofando, grugnendo e come meglio credevano perché nessuno si arrabbiava troppo. E allora uno parlava e un altro parlava al contrario di lui e allora un’altra ancora diceva altre parole e uno parlava sopra a quella che parlava prima e non si capiva nulla. Era tutto molto caotico in questo Paese che sembrava una scarpa ma nonostante ciò, non si sa come, non si sa perché le cose andavano avanti. Certe volte i parlatori si zittivano e stavano ad ascoltare ma questo durava molto poco e comunque si zittivano solo per prendere fiato e parlare ancora più forte. Il signore, ve lo ricordate? Quello lì parlava di mestiere e allora avrebbe dovuto, quantomeno, farlo meglio degli altri, così da non farsi dire “ehi tu, ma come parli? E poi lo fai anche di mestiere… io sarei più bravo di te, io farei meglio ma non è il mio lavoro!”; tuttavia quel signore là parlava in un posto in cui, la sua voce, era difficile da ascoltare, c’erano sempre delle interferenze e allora un’altra magari gli diceva “ehi tu, ma vattene da un’altra parte a parlare se vuoi farlo di lavoro. Come parli qua non si capisce bene”. Ma il signore non ascoltava e continuava, continuava, continuava, continuava. Un giorno nel Paese che sembrava una scarpa, un altro signore che faceva il suo stesso mestiere iniziò a parlare di lui, e poi altri, e poi altri e poi altri ancora ma non si capiva bene nemmeno quello che dicevano loro. Erano cose curiose, riguardavano fatti che non erano ancora avvenuti, c’erano accuse che non erano ancora state formulate e così avvenne che anche quelli che non lo facevano di mestiere iniziarono a parlare del signore. E improvvisamente si fidavano ciecamente di quello di cui parlavano gli altri. “Sì, sì. È tutto vero” si dicevano tra loro. Questo fatto, sì lo ammetto, è una storia un po’ complicata. Ma accade spesso nelle favole che ci siano strani intrecci e quasi sempre scene difficili da digerire. I fratelli Grimm scrissero più che altro racconti dell’orrore per mettere in guardia i bambini dai pericoli e in questa storia il pericolo è proprio la parola.

Bene, detto ciò, continuerò a non dirvi di chi sto parlando, perché il mio messaggio è altro dall’informazione rispetto ad una vicenda. Voglio solo riflettere sulla questione in quanto fatto che mi ha interessato particolarmente in quanto studiosa del mondo sociale. Cosa spinge un individuo a schierarsi in base a quello che legge sui giornali? Prima di tutto, è necessario ricordare che spesso chi ha un determinato indirizzo ideologico legge le informazioni dove già ripone una certa dose di fiducia e di condivisione del proprio pensiero. Tuttavia, nel contesto contemporaneo è molto difficile operare questa sottrazione di giornali più o meno indicati per il semplice fatto che, leggendo sempre di più da supporti come i nostri cellulari o dal computer, le notizie arrivano da tutte le parti, come delle mitragliate. La forte pluralità di fonti dunque dovrebbe essere un fattore positivo per la scultura del nostro pensiero sui fatti del mondo che ci circonda, tuttavia sempre più spesso le notizie si somigliano tutte. Le agenzie di stampa danno a tutti le stesse informazioni e molto spesso, la mancanza di fondi da parte del giornale, si copia e incolla da un articolo all’altro senza ritegno. Questo accade quotidianamente ed è una realtà. Ma cosa succederebbe se la notizia ci riguardasse da vicino? Ancora una volta vi invito ad una riflessione insieme a me sul signore della nostra favola. Immaginiamo che da un giorno all’altro inizino ad uscire su tutti i giornali notizie in merito ad una nostra situazione di natura legale e che venga completamente screditata la nostra immagine che abbiamo impiegato l’intera vita a costruire. Le notizie vengono fuori, indipendentemente dal legame che queste abbiano con la realtà e con i fatti legali di cui sopra che necessitano ancora di essere accertati, discussi e così via. Chi legge, pensa, ovviamente, che chi scrive stia dicendo la verità. Una verità più vera di quella degli altri perché parlano di mestiere, lo sapranno fare bene, no? Insomma voi dovrete battervi con chiunque vi accusi che quello che vede scritto sia vero e voi dovrete dire che non lo è. Dovrete insistere, magari lo farete pubblicamente perché così potrete raggiungere più persone possibili ma resta un fatto. Che non tutti ascolteranno la vostra difesa e magari quel giorno in cui sarà pubblicata una smentita dai giornali, se così dovesse essere, magari quel giorno voi sarete al mare o da qualche altra parte e non la leggerete perché dopo qualche ora lascerà il posto ad una nuova notizia e così via.

Dunque, la casualità degli eventi con i quali entriamo in relazione non può dipendere da noi ma da noi dipende sicuramente la volontà di assicurarci che quella notizia sia attendibile prima di mettere e togliere i mi piace da una pagina facebook, che pare essere diventata la più grande capacità di assenso e dissenso pubblico.

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