Necro-logismi sull’Internet

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Morte malinconica dell’Opificio disconnesso e altre storie

In barba a tutte le nostre previsioni sul secondo post della Fenomenologia dell’Opificio siamo di nuovo qui a coinvolgervi nella nostra vita quotidiana permeata in tutto e per tutto dal De rerum sociologia. Se avete letto lo scorso post sapete già dove trovarci. Tuttavia, da due giorni il luogo che usavamo come base operativa, mensa, divano, letto, ritrovo gioioso e frizzante è diventato una tana oscura, una caverna obnubilata dalla triste inoperosità. I nostri monitor sono accesi sulla vuotezza delle nostre anime spente. Si sente un remoto “allora mettete un po’ di musica, a questo punto!” e si risponde un ancora più flebile “…spotify”. Che sta succedendo qui? L’Opificio ha perso un importante alleato del suo lavoro. Ha perso il motore propulsore della spinta creativa e delle sue elucubrazioni ponderate sui profili facebook di gente morta (per l’ultima affermazione vale la manfrina dei riferimenti a cose e persone e bla bla bla). Siamo senza l’Internet1personificazione della rete web. L’internet che li faceva svegliare la mattina, prima degli altri per accaparrarsi la poltrona al tavolo della disperazione collettiva invece della sedia sulla quale ci si deve sedere con cautela per evitare rotture di ossa in più punti, un po’ per la caduta un po’ per via del ferro conficcato in qualche arto. Abbiamo perso un fidato compagno. In questa sostanziale inoperosità, il POS si stringe nelle spalle e non se la sente di abbandonare l’auletta.

C’è chi fa notare che avremmo tante cose da fare e che, da qualche parte, là fuori c’è dell’internet che può sostituirlo ma a questa affermazione si risponde solo con sguardi di fuoco accompagnati dalle parole “era fibra”. All’Università, d’altronde, i luoghi pensati per lo studio e dunque l’utilizzo di internet non sono pochi: biblioteca, aula studio e mensa sono tutti forniti di connessione. Perché non riusciamo a uscire? Volete che non facessimo una ipotesi sociologica rispetto alla nostra psicopatia? Bene. Questa riguarda sicuramente la familiarità con lo spazio. In questo caso chiamiamo uno dei Bomber della sociologia. Stiamo parlando di Pierre Bordieau che teorizza in concetto di Habitus. In altre parole, siamo talmente incardinati in questo sistema di schemi percettivi dove abbiamo acquisito una certa routinarietà con l’ambiente quindi, anche dopo il mutamento delle condizioni precedenti al dramma, rimaniamo ancorati al luogo. Per cui, gli habitus sono “definizioni diverse dell’impossibile, del possibile, del probabile e del certo – rendono certe pratiche, per alcuni, naturali o ragionevoli, per altri, impensabili o scandalose”2Bourdieu (1972) Esquisse d’une théorie de la pratique, 259-261.

Note   [ + ]

1. personificazione della rete web
2. Bourdieu (1972) Esquisse d’une théorie de la pratique, 259-261

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