Gli 8 punti dell’etnografo improvvisato

In Imparare il mestiere. Metodi e tecniche per la sopravvivenza sul campo. di Mario VenturellaLeave a Comment

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Imparare il mestiere. Metodi e tecniche per la sopravvivenza sul campo.
Nel processo di ricerca, la parte sul campo è sicuramente quella più emozionante ma anche quella meno trattata. In particolare, quasi nessuno tira fuori dalla black box quei trucchi, quei piccoli accorgimenti, i grandi e piccoli scorni, i regali della serendipity e le sfighe che fanno l’artigianalità dell’esperienza di ricerca e che la rendono un evento unico ed irripetibile. Proponiamo una serie di trucchi per sopravvivere alla ricerca sul campo e portare a casa il risultato. Buon divertimento.

Qualcuno in passato ha detto che il lavoro del sociologo è talmente permeante da impedirti di staccare mai veramente. Ritengo che questo sia ancora più vero per quelli che decidono di intraprendere l’oscuro percorso dell’etnografia. Ad alcuni di voi potrà capitare di essere, per qualche motivo, in vacanza. Quale migliore occasione che divertirsi a giocare al piccolo etnografo improvvisato?

Riteniamo utile stillare 8 semplici regole per chiunque abbia voglia di utilizzare il poco tempo libero in maniera fruttuosa ed utile.

1. I ferri del mestiere

Le parole sono importanti (come ci ricorda Nanni Moretti) ma alle volte non bastano. Servono necessariamente i ferri del mestiere per cavarsela in ogni situazione. Il Kit base del piccolo etnografo comprende (ma non si limita a):

  • Taccuino. Oggetto-feticcio e status symbol, serve a prendere le note di campo e a darsi quell’aria di vissuto che aiuta tanto.
  • Macchina fotografica. In subordine va bene anche la fotocamera del cellulare, ma lo strumento dedicato è sempre da preferire poiché permette una maggior concentrazione e permette di salvare la preziosa batteria
  • Soldi. Ahimè, il tasto dolente per eccellenza. Senza soldi non ci si sposta, non si paga un affitto, non si prende da bere o da mangiare, non si comprano giornali o oggetti utili a fare conversazione con i commercianti del luogo.

2. Safety first

Partendo dal presupposto che nessuno di voi sta attualmente andando in vacanza in zone di guerra/zone contaminate/zone soggette ad apertura di cancelli demoniaci, vi ricordiamo sempre che “La principale preoccupazione di uno scienziato sociale è la sua salute fisica.”. Quindi, quando fate le interviste fatele in sicurezza, non inoltratevi nei boschi alla ricerca di diosolosachecosa e evitate di andare ad osservare dal vivo le persone che si prendono a coltellate in mezzo alla piazza.

3. Il visibile dell’invisibile

La cosa bella dell’etnografia è rendere visibile ciò che è già visibile. Concentratevi sulle dinamiche quotidiane delle comunità presso cui siete ospiti. Andate a vedere come cucinano, cosa si fa la mattina, come passano il proprio tempo libero. Lasciate i rituali e le feste patronali agli antropologi e a tutte quelle altre persone prive di immaginazione (sociologica). Ci interessa svelare il quotidiano, non fare un reportage per Vice.

5. Confrontatevi

Un passaggio importante è il confronto con l’ambiente che vi circonda. Il confronto con cose che non fanno parte del vostro orizzonte cognitivo (lingua, cultura, tradizioni culinarie etc) può facilmente essere scambiato, da un occhio inesperto, per una banale voglia di “confrontarsi su nuove esperienze”.

Sbagliato. L’etnografo improvvisato fa tutto ciò per due motivi distinti: mettersi alla prova ed assimilare più informazioni possibili dall’ambiente che lo circonda. Non sai mai quando ti potrà essere utile sapere quando si mangia uno specifico dolce o quali sono i santuari della zona.

6. Preparatevi una storia

Fare domande a giro sul funzionamento di una comunità potrebbe essere visto di cattivo occhio. Con i tempi che corrono, potrebbe non essere decisamente una buona idea. Potreste essere scambiati, nell’ordine:

  • Per dei ficcanaso (ma nei fatti lo siete no?)
  • Per dei giornalisti (orrore!)
  • Per dei terroristi (in questo caso, nel kit di cui sopra ricordatevi di inserire il numero di telefono del vostro avvocato)
  • Per dei poliziotti (con possibili ripercussioni, anche gravi)

Come si evita tutto questo? Banalmente, non si può. Si può solamente evitare di essere troppo insistenti, di fare domande troppo mirate a singole persone, di assumere atteggiamenti sospetti (tipo prendere appunti mentre il tizio vi parla). Un buon modo per oliare la discussione con i più reticenti per i motivi sopra riportati consiste nell’avere una storia a disposizione. Una spiegazione apparentemente logica per cui state facendo domande che escono un po’ dal seminato che ci si aspetta dal turista medio. Volete saperne di più della setta religiosa che si accampa tutte le notti di Agosto nel bosco? Dite che ne avete sentito parlare al bar mentre facevate colazione. Avete la necessità di saperne di più di quella strana casa sulla collina (cit.)? Siete per l’appunto alla ricerca di una casa per le vacanze e quella sembra la sistemazione ideale per i vostri bambini.

 7. Segnatevi tutto

Basandosi sull’antico adagio “non sai mai cosa ti può servire”, nelle vostre passeggiate etnografiche cercate di non tralasciare niente. Segnatevi orari, posizioni, impressioni, odori e musiche. Oltre a dare un tocco più personale al vostro scritto, l’utilizzo di riferimenti non solamente visivi vi aiuterà a collegare i fatti nella vostra memoria (avete presente la recherche no? Stessa cosa, solo con l’odore d’erba al posto della madeleine, splendida metafora dei tempi che cambiano). Oltre a ciò, quando successivamente andrete a rileggere i vostri appunti di campo (vedi punto successivo) potreste scoprire cose che avevate inconsciamente collegato.

8. Lasciate mantecare

Gli appunti di campo sono come un risotto: vanno mantecati con una buona dose di tempo. L’uso degli appunti non ha una struttura particolarmente lineare: potreste prenderli oggi, sistemarli domani e riusarli tra 6 mesi, quando state per uscire dal campo. Non lasciate che la fretta vi abbagli. Rileggere quello che avete scritto all’inizio (sfruttando quell’ingenuità che si ha all’inizio) può esservi molto utile per allontanare il focus e cercare di avere una visione maggiormente d’insieme.


P.s
Questo breve vademecum dell’etnografo improvvisato ammanca di bibliografia, citazioni, riferimenti e quant’altro. Questo non tanto per pigrizia (non è vero, principalmente per quello) ma perché l’idea è dare un breve sunto portatile dei principali punti da tenere presente quando ci si imbarca in maniera del tutto incosciente nel fiume etnografico. Non mi se ne voglia, un giorno faremo un pratico pamphlet completo con tutti i riferimenti. Fino ad allora, dovrete accontentarvi di queste brevi guide.

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