Quando l’ansia funziona da aerobica

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Quando parliamo di emozioni è sempre bene fare riferimento a due scenari, quello biologico e quello sociale/culturale . La classica domanda: “Ma allora, che cosa sono le emozioni?” non ha una risposta precisa in  nessuno dei due. Nel campo delle neuroscienze, ad esempio, ci stati progressi nella comprensione del cervello e della mente su come gli affetti e i sentimenti possano originarsi dalle attività di questo organo, ma resta comunque il fatto che i sentimenti siano “sperimentati” in modo soggettivo, limitando quindi un’indagine scientifica e un’osservazione oggettiva. Ecco che quindi non possiamo non accettare anche la definizione del buon Woody Allen in una scena del film Scoop: “Emozione nella mia vita è una cena senza bruciore di stomaco1I più svegli tra di voi avranno sicuramente collegato questa citazione al video poco sopra. A chi non l’avesse fatto avremmo da offrire interessanti telefoni cellulari a prezzi scontatissimi. Inoltre, ci sono delle forme dell’agire che si possono spiegare solo se si sposta l’attenzione sul piano emozionale.

In sociologia il tema delle emozioni è stato affrontato solo recentemente. Alla base di questo crescente interesse vie è l’idea che gli esseri umani non siano motivati solamente da interessi di natura economica e razionale. Quando si parla di emozioni si sottintende che queste abbiano  una componente sociale, cioè che siano influenzate dal contesto entro il quale il soggetto vive la sue esperienza.

Visto il grande momento di tranquillità e spensieratezza che il Piccolo Opificio Sociologico sta affrontando in questo periodo (a breve il resoconto delle difficoltà che si celano dietro l’organizzazione di un convegno 2Per la lista delle sessioni, i relatori e la relativa cfp si rimanda qua abbiamo deciso di concentrarci su un’emozione in particolare, cioè l’ansia.

L’ansia accompagna da tempo la quotidianità dell’uomo moderno, scandita sempre più da cose da fare con i ritmi sempre meno flessibili. Ansia del lavoro, del futuro, della vita sentimentale. Inciampiamo quindi facilmente in quelle che Elias chiama:

emotional danger zoneswhich the adults themselves can only control with difficulty. In this situation the adults do not explain the demands they make on behaviour. They are unable to do so adequately. They are so conditioned that they conform to the social standard more or less automatically.3Elias N.,The Civilizing Process , (a cura di Dunning E., Goudsblom, Mennel S. in The Civilizing Process: Sociogenetic and Psychogenetic Investigation 2000, Blackwell) p.437 .

Sì arriva proprio a parlare di ansia sociale quando questa emozione diventa talmente forte da essere un elemento paralizzante in determinate situazioni.

Parlando di socialità e di relazioni possiamo fare riferimento  ai social network, strumenti sempre più influenti utilizzati per comunicare. Comunicare anche la propria ansia, ovviamente. Accedendo a Facebook e altre piattaforme online si trovano migliaia e migliaia di post, pagine (es “che ansia”) e video, dove però l’ansia viene trattata in modo ironico4Sulla funzione terapeutica dell’ansia si rimanda a: https://www.youtube.com/watch?v=5FAARjqF4ys)

ansia

L’ansia, che prima doveva essere quasi nascosta, adesso invece deve essere quasi ostentata attraverso la presa in giro. Ricordiamo però che, come sostiene Bergson,  “il riso è sempre il riso di un gruppo, anche se fattualmente è un singolo 5Bergson H., Il Riso, Milano, Rizzoli, 1961, p. 381.  Parlare di ansia, postare e taggare persone che reputiamo ansiose diventa quindi un’occasione per ridere degli altri e ridere di se stessi. Diventa quasi una moda, definita da Simmel come qualcosa tra uniformità e differenziazione, il desiderio contraddittorio di essere parte di un gruppo e simultaneamente stare fuori dal gruppo, affermando la propria individualità. Ridere di se stessi può essere una mossa preventiva, che cambia quasi le regole del gioco: prendendoci in giro su questa emozione siamo contemporaneamente dalla parte di chi deride e di chi viene deriso. Post e frasi che probabilmente vengono usati come presa di coscienza, ma allo stesso tempo per “tranquillizzare” e all’interno di un gruppo (vedi di nuovo il Piccolo Opificio Sociologico)  per sdrammatizzare ed evitare che il panico prenda così il sopravvento.

Note   [ + ]

1. I più svegli tra di voi avranno sicuramente collegato questa citazione al video poco sopra. A chi non l’avesse fatto avremmo da offrire interessanti telefoni cellulari a prezzi scontatissimi
2. Per la lista delle sessioni, i relatori e la relativa cfp si rimanda qua 
3. Elias N.,The Civilizing Process , (a cura di Dunning E., Goudsblom, Mennel S. in The Civilizing Process: Sociogenetic and Psychogenetic Investigation 2000, Blackwell) p.437
4. Sulla funzione terapeutica dell’ansia si rimanda a: https://www.youtube.com/watch?v=5FAARjqF4ys)
5. Bergson H., Il Riso, Milano, Rizzoli, 1961, p. 381

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