Lineamenti di una sociologia dell’attesa

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Imparare il mestiere. Metodi e tecniche per la sopravvivenza sul campo.
Nel processo di ricerca, la parte sul campo è sicuramente quella più emozionante ma anche quella meno trattata. In particolare, quasi nessuno tira fuori dalla black box quei trucchi, quei piccoli accorgimenti, i grandi e piccoli scorni, i regali della serendipity e le sfighe che fanno l’artigianalità dell’esperienza di ricerca e che la rendono un evento unico ed irripetibile. Proponiamo una serie di trucchi per sopravvivere alla ricerca sul campo e portare a casa il risultato. Buon divertimento.

Come saprete, ci sentiamo particolarmente a nostro agio a svolgere ricerche qualitative. L’odore del campo, il contatto umano, gli imprevisti e la serendipity, il brivido quando speri che il registratore non si noti (nel caso in cui ve lo siate perso, lo trovate qua). Insomma, la ricerca etnografica è fatta della stessa sostanza di cui è fatta la vita (no, non stiamo citando Shakespeare, stiamo citando la pubblicità dell’alfa1 https://www.youtube.com/watch?v=kM4VDlyNG9Q vedere per credere). Però c’è un grosso segreto che non vi hanno mai raccontato: proprio come nella vita, la maggior parte del tempo la passi a scassarti le palle annoiarti a morte2 Nonostante l’enorme narrazione che stiamo cercando di costruire, la ricerca sociale in questo è molto simile alla Scienza. Il tutto si riassume in http://explosm.net/comics/3557/. Nelle riviste specializzate, questo enorme scassamento di palle inno alla noia3”no, non ho detto gioia, ma noia, noia, noia” Califano, Franco (1977) ed Ricordi prende il nome di “Attesa Etnografica”.

Siamo stati abituati a pensare che l’assenza di un fatto, di un evento, non costituisca una cosa interessante da registrare nel nostro fidato taccuino (per i facoltosi, nel nostro fidato registratore o nella nostra fidata videocamera). L’attesa etnografica si inserisce come una vera e propria rottura all’interno del nostro percorso teorico. L’apostrofo nero fra le parole “l’articolo”.

L’attesa etnografica. Il convitato di pietra di molte delle ricerche che leggiamo. L’ospite inquietante4Sul concetto di Ospite Inquietante, cfr: https://www.youtube.com/watch?v=UQcvpevBVfI (si ringrazia lei-sa-chi per la citaizone)della ricerca sociale, il Grande Disagio. L’attesa dell’evento, come ci ricorda Buzzati, permette di riempire l’esistenza con una serie di vuoti5Sull’importanza del Vuoto, cfr. Lao Tzu, Daodejing (Tao Te Ching), come in una nichilistica teoria di spazi che si annullano nella loro temporaneità permanente. Il nulla nella ricerca sociale si può trasformare, attraverso la meta-magia metodologica (in alcuni casi, grazie all’uso di sostanze psicotrope), in un fattore di riflessività che permetta al ricercatore di scrivere almeno un articoletto. L’attesa dell’evento è essa stessa l’evento dunque6Siamo costernati dal fatto di dover citare Wilde, abbiamo sperato fino all’ultimo che fosse Jim Morrison. (In realtà era di Gotthold Ephraim Lessing, ma se ve lo avessimo detto subito ve ne sareste fregati)..

L’attesa assume molteplici forme. Può manifestarsi come una temporanea interruzione del lavoro di osservazione dovuta alla scomparsa dei locals, può essere quell’eterno tempo che intercorre tra la tua (frugale) pausa pranzo e il ritorno al lavoro. Può anche assumere le sembianze dei fantomatici 5 minuti di attesa per (in ordine sparso)

  • richiamare per fissare un’intervista
  • aspettare che arrivi l’intervistato
  • attendere l’autobus/il treno/l’aereo
  • aspettare che l’intervistato finisca “un secondo questo breve lavoro che devo assolutamente finire e poi ci sono subito”
  • aspettare che arrivi l’intervistato (ma dove diavolo è finito)
  • vedere se si libera il bagno
  • vedere se si palesa una persona con cui hai già parlato
  • vedere se arrivano gli sbirri (true story)

Ma non siamo troppo negativi, suvvia. Questo nulla può assumere una certa rilevanza: è il tempo in cui il ricercatore può sistemare i propri appunti, magari riscrivendoli; in cui si può approfittare per leggere l’articolo del collega uscito il mese prima o per bersi una birretta ghiacciata in piazza (true story7Sulle mille e più avventure che ti possono capitare mentre fai etnografia, cfr Semi, Giovanni (2010) L’osservazione partecipante. Una guida pratica Bologna: Il Mulino).). A volte oltre che utile è anche necessario. Non riposarsi con la birretta, scrivere gli appunti che affollano la tua mente e che non hai potuto trascrivere perché pareva brutto farlo di fronte alle persone8Cellini, Erika (2008) L’osservazione nelle scienze umane Milano: Franco Angeli. Inoltre, la pausa ti permette di ricaricare il telefono, potente gateway verso le porte della percezione (aka internet) senza il quale le attese sono ancora più infinite.

Ma la maggior parte del tempo quello spazio vuoto esiste per risucchiare la tua fiducia: in te stesso, nel tuo lavoro, nei tuoi informatori, nella congruenza della tua percezione del tempo rispetto al ticchettio esangue delle lancette. Una ridda di dubbi e perplessità ti assalgono allora, come nella notte più buia: disperato, non fai che chiederti se il tuo contatto sta arrivando, se ci sarà qualcuno con cui parlare oggi o se sarai ancora una volta costretto a attaccare bottone a uno sconosciuto, ma non sarà forse il caso di chiamarlo?, ma questo numero che ho salvato in rubrica senza nome per evitare di far capire che mi ero già dimenticato come si chiamava sarà lui o quella tizia che doveva chiamarmi tre giorni fa?, e se gli fosse successo qualcosa? e se io me ne torno a casa, che stasera c’è la nuova puntata in streaming9Ovviamente, quando siete sul campo lo streaming (così come una connessione ad internet stabile) VE LO SOGNATE. Se tutto va bene, avrete una pessima connessione dati mobile e tanta frustrazione. Benvenuti a bordo.? e se mi alzo e me ne vado e poi arriva e non mi trova? O, ancora peggio, se mi becca mentre sto andando e ormai ho fatto la bocca a Netflix10Nanni Moretti già si poneva il dubbio su cosa fare in questi casi https://www.youtube.com/watch?v=yaiH2lGIvVw?

Insomma, una specie di appuntamento al buio con ancora meno possibilità di fare sesso.

Il concetto di attesa è dunque legato a doppio filo (e non potrebbe essere altrimenti) a quello di tempo, tema tanto caro alla fisica quanto alla sociologia11Per una breve disamina sullo stato dell’arte della sociologia del tempo, cfr http://cspo.org/wp-content/uploads/2014/11/read_Bergmann-The-Problem-of-Time-in-Sociology.pdf. Questa temporalità sghemba è il corrispettivo temporale del non-luogo: un tempo che esiste e trascorre, ma che non è riempito di una socialità piena e consapevole, da una sana agency in grado di permettere al ricercatore di costruire programmaticamente il proprio oggetto di ricerca.

Eppure, non possiamo liberarci di questo iato. Anzi, a volte è proprio da questo tempo morto che nascono degli incontri interessanti, che si percepisce la spazialità e la temporalità di un luogo, di un ambiente. Durante questa parodia della vita, si vive la vita.

P.S. sotto, trovate un palliativo musicale. Il concetto12 La differenza tra concetto ed asserto vi è chiara vero? Alternativamente andate subito su Marradi, Alberto (1992) Concetti e metodo per la ricerca sociale ed Giuntinadi noia interpretato grazie a 10 brani musicali.

Note   [ + ]

1. https://www.youtube.com/watch?v=kM4VDlyNG9Q vedere per credere
2. Nonostante l’enorme narrazione che stiamo cercando di costruire, la ricerca sociale in questo è molto simile alla Scienza. Il tutto si riassume in http://explosm.net/comics/3557/
3. ”no, non ho detto gioia, ma noia, noia, noia” Califano, Franco (1977) ed Ricordi
4. Sul concetto di Ospite Inquietante, cfr: https://www.youtube.com/watch?v=UQcvpevBVfI (si ringrazia lei-sa-chi per la citaizone)
5. Sull’importanza del Vuoto, cfr. Lao Tzu, Daodejing (Tao Te Ching)
6. Siamo costernati dal fatto di dover citare Wilde, abbiamo sperato fino all’ultimo che fosse Jim Morrison. (In realtà era di Gotthold Ephraim Lessing, ma se ve lo avessimo detto subito ve ne sareste fregati).
7. Sulle mille e più avventure che ti possono capitare mentre fai etnografia, cfr Semi, Giovanni (2010) L’osservazione partecipante. Una guida pratica Bologna: Il Mulino).
8. Cellini, Erika (2008) L’osservazione nelle scienze umane Milano: Franco Angeli
9. Ovviamente, quando siete sul campo lo streaming (così come una connessione ad internet stabile) VE LO SOGNATE. Se tutto va bene, avrete una pessima connessione dati mobile e tanta frustrazione. Benvenuti a bordo.
10. Nanni Moretti già si poneva il dubbio su cosa fare in questi casi https://www.youtube.com/watch?v=yaiH2lGIvVw
11. Per una breve disamina sullo stato dell’arte della sociologia del tempo, cfr http://cspo.org/wp-content/uploads/2014/11/read_Bergmann-The-Problem-of-Time-in-Sociology.pdf
12. La differenza tra concetto ed asserto vi è chiara vero? Alternativamente andate subito su Marradi, Alberto (1992) Concetti e metodo per la ricerca sociale ed Giuntina

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